Hanoi è una di quelle città di cui mi sono innamorata a prima vista.

E’ Asia, è sud est asiatico ma allo stesso tempo ha un qualcosa che la rende diversa e unica. É una sensazione indescrivibile che ho respirato da subito.

Antica e moderna, frenetica e ordinata, viva e piena di gente a tutte le ore del giorno e della notte. Qui la gente svolge la sua vita senza i tempi scanditi tipici dell’Occidente.

Ciò che ho visto fare ad un vietnamita alle 6 del mattino è ciò che poi gli ho visto fare alle 1 di notte; parlo di ogni tipo di attivitá, che si tratti di svago, di alimentazione, lavoro, e così via.

Per non parlare della vita nelle stradine: piene di gente e negozietti di ogni genere.

Nell’Old Quarter i negozi sono aperti fino a tarda sera e puoi trovare cibo caldo, birra fresca, souvenir commerciali, oggetti fatti a mano, vecchie e meravigliose stampe, produzioni e moltissime riproduzioni di capi di abbigliamento a poco prezzo!

Ho adorato gironzolare a cercare cose interessanti per queste stradine, incontrando i visi dei vietnamiti. Visi semplici e sempre sorridenti: occhi che ti guardano ed espressioni che ti accolgono.

Old Quarter, Hanoi
Old Quarter, Hanoi

E’ stato così strano per me, e allo stesso tempo piacevole, vedere a qualsiasi ora del giorno o della notte persone accomodate in piccoli e bassi sgabelli davanti a altrettanti piccoli tavolinetti che in Occidente useremmo per i bambini.
Qui si usano per tutti e tutti sembrano stare comodi e essere capaci di condividere ogni tipo di pasto insieme, senza pensare ad altro.

Non occorre nessuna pozione magica, come ad Alice nel paese delle meraviglie, per sentirsi più piccoli e far parte di questo mondo!
Basta accomodarsi in queste piccole sedioline per gustare il cibo e assaporare il mondo da una diversa prospettiva.

Ed é da questa prospettiva che ho colto le abitudini di questa gente, i tempi e i dettagli più speciali di un popolo che va al passo coi tempi ma conserva una particolare lentezza e cura del tempo.

Quelle che mi hanno colpito maggiormente sono state le donne, dalle età indecifrabili, vestite in modo più o meno moderno ma sempre con i classici copricapi vietnamiti di paglia a forma di cono, capaci di rendere queste donne molto affascinanti e piene di carattere.

Non solo loro, ma anche gli uomini e i lavoratori principalmente usano questi “cappelli” per proteggersi da smog e pioggia e seppur siano molto ingombranti, ti assicuro non tanto da impedire di scorgere i loro sguardi profondi e comunicativi.

hanoi women vietnam hat
Nón lá, tipico cappello di paglia Vietnamita

Accanto a loro ho spesso visto biciclette trasportate a mano e adibite a mercati ambulanti capaci di trasportare vere e proprie bancarelle.
Anche queste sono trascinate lentamente in attesa di vendere, con la salda pazienza di chi sa attendere il momento migliore della giornata.

Non sono solo pazienti i vietnamiti ma anche equilibristi nel trasportare su una spalla una sorta di grande bilancia in legno e paglia- il đòn gánh – carica di cibo o oggetti da vendere; l’andatura sempre regolare, fatta di piccoli passi in punta di piedi.

A guardarli mi é sembrato quasi non provassero fatica ma naturalezza in questa sorta di danza sincronizzata.

Ho aspettato prima di alzarmi, ho rallentato la mia frenesia nel consumare il cibo e senza nemmeno chiedermelo mi sono trovata a essere sincronizzata anch’io con quel ritmo cadenzato.
Ho rallentato e mi sono presa il tempo di guardare e rubare ancora qualcosa dal mondo circostante.

Ho notato che chiunque compra per strada: dai turisti incuriositi agli abitanti del luogo che vanno a fare la spesa per poi magari cucinare per strada poco più lontano da lì!

Ad Hanoi infatti, oltre a ristorantini e locali tipici caratteristici, ho trovato tantissimo street food, davvero ad ogni angolo e in tutte le strade.
La frequenza e la modalità con cui si trova mi ha dato la sensazione che queste persone cucinassero per loro stessi, per un piacere proprio e poi, perché no, per guadagnare qualcosa per vivere!

Il Vietnam, e Hanoi in particolare, non ha lasciato riposare nessuno dei miei 5 sensi.

Li potrei definire i 5 sensi della degna capitale del Vietnam:

La vista. Le immagini più vivide e ricorrenti di questa città, che ho impresse nella mente, sono appunto quelle delle venditrici ambulanti con dei volti dai quali puoi distinguere solo due età: giovani e anziane, le vie di mezzo sono difficilmente comprensibili.
Forse per i tratti asiatici che nascondono nobilmente lo scorrere del tempo, forse per lo stile di vita e abitudini che accomunano l’intero popolo senza distinzioni alcune, forti e evidenti invece in terra nostra.

Spostandomi fuori l’Old Quarter ho trovato una città relativamente nuova e più curata, abitazioni e strade ben tenute così come gli spazi verdi, a cui i vietnamiti dedicano particolare attenzione.
Credo che la distruzione della nota e dura guerra del Vietnam sia stata per questa terra e per questo popolo, anche e paradossalmente, fonte di vita e di una più dignitosa rinascita.

L’udito. La lentezza caratteristica dei vietnamiti mi ha ingannata facendomi credere di trovare una città silenziosa e calma.
Hanoi non lo é: i motorini sfrecciano dappertutto e i clacson e il rumore del traffico non tardano a farsi sentire.

Il tatto. Potrei raccontarvi della esperienza bella e piacevole di scambio di mani nel cucinare insieme ad una vietnamita o dell’affettuoso abbraccio di saluto con lei dopo l’esperienza condivisa della cucina. Ma no, in realtà quando penso al tatto, alle mani, al toccare allora mi viene in mente il modo di toccare, prendere, lavorare dei vietnamiti.
Più di tutti il modo di uccidere gli animali che ho visto in un mercato rionale andando a fare la spesa per il nostro pranzo condiviso. Movimenti stavolta veloci, decisi e netti nel maneggiare la mercanzia da vendere e nell’uccidere pesci, uccelli, mammiferi e tutto ciò si potesse vendere.
Una sorta di insensibilità che mi ha sconvolta e allontanato per un attimo dalla magia che stavo vivendo, facendomi conoscere un’altra parte di questo popolo che non si fa scrupoli e che non tentenna davanti al proprio interesse.

L’olfatto e gusto. Gli odori più forti e il sapore più acceso rimane per me sicuramente quello del Phò e del suo brodo caldo che riempie le strade dalle prime ore del mattino fino a notte fonda, consumato in ogni modo e angolo dell’antico quartiere della città.

Odori e sapori che ho portato con me a casa e che oggi profumano anche la mia cucina nelle mie cene nostalgiche.

pho bo hanoi old quarter
Phò bo al New Day, Old Quarter

Oltre all’Older Quarter?

Hanoi mi ha colpita per il suo vecchio quartiere, ma é una città che va oltre, molto grande e circondata da laghi, ognuno di questi con una sua storia.

In quello più famoso, il Hoàn Kiếm Lake, si trova un bellissimo ponte cinese che porta ad un tempio.
Questo tempio ha attirato la mia attenzione perché, oltre a essere un luogo simbolo, custodisce all’interno la secolare tartaruga imbalsamata avvolta da una antica leggenda.

Secondo la leggenda, la tartaruga custodiva la spada che era servita per liberare il Vietnam dalle oppressioni delle dominazioni cinesi e che, ormai inutile, era stata lasciata nel fiume da un glorioso guerriero vietnamita.

Per questo motivo, in Vietnam la tartaruga non è solo il simbolo di longevità e immortalità, ma anche quello della trasmissione dei valori spirituali nella tradizione vietnamita.

Appena fuori dal centro storico, l’ambiente appare più moderno e meno artistico.

I motorini sfrecciano in lungo e in largo suonando senza apparente motivazione, sia nel quartiere antico fatto di innumerevoli colori e forti odori che in quello moderno (che riguarda i 2/3 della città) fatto di negozi di grandi marche e anche alta moda che, di colpo, ti trasportano involontariamente in terra nostrana.

Una parte della città ai miei occhi meno caratteristica e interessante!

Complice la cordialità della gente del luogo, il clima non eccessivamente caldo e umido, la vitalità e il caos armonico, i colori e lo stile di quel Vietnam che ho sempre immaginato, posso assicurarvii che Hanoi non vi deluderà e vi renderà felici di essere passati a “prendervi qualcosa” di lei.

Istruzioni per l’uso

Vi consiglio l’hotel dove ho soggiornato nel cuore del vecchio quartiere. Un hotel curato e confortevole in un posto comodo e strategico giorno e notte, con personale accogliente ed eccezionale: 3B Hotel – Address: 99 Mã Mây, Hàng Buồm, Hoàn Kiếm.

Se volete gustare uno dei migliori Phò della città, recatevi nell’Older Quarter da New Day, io sono tornata anche la seconda sera a rigustarlo!

Vi consiglio vivamente di diffidare dai diversi posti che si trovano per strada dall’aspetto più occidentale e rassicurante che attirano l’attenzione offrendo corpose grigliate di carne e verdure, apparentemente graziose e curate.

Non è ben chiara la provenienza della carne e, considerato che è assolutamente legale in Vietnam mangiare la carne di cane “tit-chò”, spesso viene servita senza specificarne le caratteristiche.

Vi parlo per esperienza personale: attratta da una di queste copiose grigliate, rimango col dubbio di averla, aihmè, assaggiata data la consistenza e altre strane caratteristiche dei pezzetti che mi sono trovata davanti e che, sconvolta, ho lasciato nel piatto alla ricerca di un altro Phò!